INTERVISTA MATTEO GRIMALDI

Cari lettori,

dopo aver letto “Il violino di Filo” e “La famiglia X” (recensioni nella rubrica Letturangolo), ho deciso di intervistare il loro autore: Matteo Grimaldi. Prima di entrare nel vivo dell’intervista, ho iniziato con delle domande personali

1- Quando e come hai scoperto la passione per la scrittura? 

Ok, partiamo! Ho scoperto la scrittura da piccolo, direi intorno a 10, 11 anni. Avevo un quaderno su cui annotavo tutto quello che mi succedeva a scuola, con gli amici, a casa, in giro per la città, le telefonate e anche le sensazioni che provavo. Poi sono diventati due quaderni, poi tre. Dopo aver scritto mi sentivo meglio e allo stesso tempo mi sembrava di aver creato qualcosa. 

2- Perché hai deciso di scrivere due libri per ragazzi? 

Prima della Famiglia X e del Violino di Filo ho scritto un romanzo e due raccolte di racconti. Non sapevo dove la scrittura mi avrebbe portato, ma sapevo che era giusto scrivere ciò che sentivo. Mi sono avvicinato alla letteratura per ragazzi per caso, e poi ho capito quanto fosse profonda e bellissima. Ho cominciato a leggere tutti i libri per ragazzi che da piccolo non avevo letto, perché in casa mia non giravano tanti libri. E poi è arrivata l’idea di Michael, di Zoe, delle loro famiglie così diverse. Ed è iniziata l’avventura dei libri per ragazzi, che sono diventati anche le mie letture preferite. 

3- Che consiglio daresti a chi, come me, sogna di diventare una scrittrice?

Innanzitutto è un bellissimo sogno e perciò va protetto e nutrito. I sogni si realizzano se lo vogliamo veramente. È la differenza fra un sogno che negli anni sfuma perché non era il sogno giusto per noi, e un sogno che si fa progetto. Io consiglio sempre di leggere tanto. Sembra banale, ma la risposta giusta è spesso quella più semplice. 

Leggere un libro che ci entusiasma, oltre ad essere ogni volta un’avventura straordinaria, migliora un po’ la nostra capacità di raccontare. Ci sono autori capaci di tenerci incollati alle pagine, sono dei grandi maestri. Leggerli ci permette di imparare da loro qualcosa. Per me Stephen King verso i 14 anni è stato questo. Era troppo bravo e io lo invidiavo tantissimo! Ma la scrittura è un processo lento, si migliora pian piano negli anni. Un altro consiglio è di avere tanta tanta pazienza. 

Poi abbiamo parlato del suo primo libro per ragazzi: La Famiglia X 

4 – Come mai hai voluto trattare questo argomento: assistenti sociali, affidamento alle coppie gay, ecc…? 

Ho raccontato la storia di Michael perché quando l’ho immaginata mi ha molto emozionato. È una storia inventata, ma è una storia possibile. Michael viene tolto per un periodo ai suoi genitori naturali, e perciò la sua vita subisce un brusco cambiamento. A me piace raccontare i sentimenti, i legami fra le persone, e l’affido è un legame davvero molto speciale. È diverso dall’adozione perché al termine del 

tempo Michael tornerà con i suoi genitori naturali e ne sarà felice, ma non perderà di certo di vista Davide ed Enea che lo hanno aiutato quando ne aveva bisogno. Non si dimentica chi ci aiuta quando siamo in difficoltà. 

5- Come mai Zoe, che non ha mai parlato a Michael, dopo l’arresto dei genitori decide di rivolgergli la parola tanto da diventare poi “amici” e confidarsi le loro più grandi paure e segreti? 

Zoe è la figlia del sindaco del paese, quindi una ragazza con una famiglia completamente diversa da quella di Michael. Quando la vicenda di Michael e dei suoi genitori finisce sui giornali locali lei si avvicina a lui perché nonostante sembrino da fuori così diversi, vivono la stessa solitudine in casa. Possono capire ognuno ciò che 

prova l’altra. E questo è il primo passo per una grande amicizia. 

6- Nel libro contro Davide ed Enea si scatena una guerra da parte del gruppo facebook: “Genitori Uniti per la Difesa della Famiglia Tradizionale”, e, secondo te, perché ancora oggi, molti fanno fatica ad accettare che una coppia di gay possa essere un buon genitore ?

Io credo che questa fatica, che spesso sfocia in risposte brutte, cattive, violente, abbia a che fare con la paura e con l’ignoranza, che sono due aspetti che, quando agiscono insieme, possono fare molti danni. E spesso quando qualcosa non si conosce fa paura. Per questo è molto importante nella vita essere preparati, cercare informazioni, conoscere prima ancora che giudicare, e le vite degli altri non bisognerebbe giudicarle mai. Solo conoscendo possiamo capire davvero ciò che abbiamo davanti. 

7- Dopo la pubblicazione di questo libro, hai avuto molte critiche?

Moltissime. Tante persone si sono scagliate contro di me sui social, mi hanno insultato, ma non importa, perché ho avuto anche un oceano di affetto da parte di chi ha letto e amato La famiglia X, dei ragazzi e delle ragazze che mi hanno accolto nelle loro scuole con gioia e tante domande. Sono abituato a prendere il buono e il bello 

dalla vita, e tenermi alla larga da chi invece trascorre il proprio tempo a distruggere gli altri. Io mi propongo di costruire. E scrivere è anche un po’ costruire. 

Ora parliamo del suo secondo libro per ragazzi: Il Violino di Filo 

1- Come mai hai voluto trattare questo argomento, il terremoto dell’Aquila? 

Io sono di L’Aquila e ci ho vissuto fino a 8 anni fa, e quindi ero a L’Aquila il 6 aprile del 2009 quando c’è stato il terremoto. Se da una parte è stata un’esperienza molto difficile e dolorosa, dall’altra mi ha regalato tante emozioni e tante conoscenze nuove con le quali ho condiviso quelle settimane in cui anche gli estranei sembravano conoscersi da una vita, perché accomunati dalla stessa storia. In questo romanzo ho voluto metterci tutto il bello che ho conosciuto. 

2- Come ti è venuta in mente l’idea della capsula del tempo? La capsula del tempo è un oggetto un po’ magico perché è capace di conservare i ricordi. Ci mettiamo dentro tutto quello che fa parte del passato, ma che non intendiamo cancellare. Può essere una scatola, una busta, o semplicemente un buco nel terreno. Io e i miei amici da piccoli avevamo la nostra capsula del tempo. L’idea mi è venuta ripensando proprio a quel momento in cui decidevo di depositare un pezzettino del mio passato al suo interno; è un momento di crescita e di consapevolezza. E poi la capsula rappresenta l’importanza della memoria, perché ha la funzione di mantenere intatta quella parte di passato che è stata importante per noi. 

3- Perché, il protagonista, ha scelto come strumento il violino? Io credo che ogni oggetto che scegliamo nella nostra vita, soprattutto quelli che ci accompagneranno per sempre, un po’ ci assomigli. Il violino è uno strumento che nella famiglia di Filo era già comparso, la zia Enrica ne dà prova in una scena del libro. Forse il violino è riuscito a entrare in connessione con lui prima ancora che lui lo scegliesse. A volte sono proprio gli oggetti che ci scelgono, un po’ come fanno i libri che dallo scaffale della libreria ci chiamano.

4- Come mai hai voluto inserire nella storia una mucca rossa, e la scelta del suo nome, come ti è venuta in mente? 

La mucca Lei è una grande protagonista della storia. Ho scoperto del tutto casualmente che le mucche adorano la musica. Le mucche, che fino a pochi istanti prima se ne stavano sparpagliate nel campo, quando sentono una musica, meglio se dal vivo con uno o più strumenti, si avvicinano molto incuriosite e si mettono in ascolto. Come segno d’apprezzamento muovono la coda e le orecchie. E allora non poteva che esserci una mucca in questa storia! Si chiama Lei. Che può apparire un nome generico, però se ci pensi Lei è proprio lei. 

Infine, mi è venuta in mente una domanda comune per tutti e due i libri

 -Come mai hai deciso di trattare due argomenti così seri: il terremoto dell’Aquila e i diritti delle coppie arcobaleno facendo parlare dei ragazzini? 

Bella domanda, perché per me la scrittura è una cosa seria. Ho molto rispetto per la scrittura e per i lettori, per voi e vorrei che i miei libri fossero sempre libri belli. Mi piacciono le storie che fanno ridere, e allo stesso tempo commuovere, che entusiasmano per essere delle grandiose avventure, che raccontano la vita per quella che è. Non c’è un motivo particolare per cui io abbia scelto di raccontare proprio 

queste due storie, se non uno: mi emozionavano tanto. Ed è ciò che dovrebbe accadere a un autore quando sceglie una storia da raccontare. Grazie di cuore per questa splendida intervista! Un saluto e un abbraccio a te e ai tuoi compagni! 

E invece, chi è il vostro idolo che vorreste intervistare?

…Scrivetemi, vi aiuterò a realizzare il vostro sogno!!!

Francesca Annese 2°A Montale

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